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CHARACTER DESIGNER
SHINGO
ARAKI
Queste informazioni sono tratte sempre da Mangazine, e
questo testo è praticamente l'introduzione all'intervista a Shingo Araki
effettuata da Federico Colpi, ex-redattore di Granata Press ora alla Dynamic
Italia.
In tutte le interviste che ho fatto sinora,
c'è una cosa che mi ha sorpreso. Al contrario di quanto ci si potrebbe
aspettare, le stelle del mondo dei manga e degli anime giapponesi tanto più
sono famose, tanto più sono disponibili. Se per intervistare un personaggio non
troppo noto sono necessari permessi e contropermessi di editore, manager
personale, caporedattore di fiducia ecc. ecc., stelle di primissima grandezza
come Leiji Matsumoto e Shingo Araki rispondono direttamente al telefono quando
si chiamano i loro studi; Hayao Miyazaki, re incontrastato dell'animazione
cinematografica giapponese, versa e porta il caffè ai suoi collaboratori e alla
fine riordina le tazzine; da Go Nagai ho ricevuto piogge di inviti a cena.
Comunque, il personaggio senz'altro più
squisito e sorprendente che mi sia capitato di conoscere è Shingo Araki.
Considerato il re dell'animazione televisiva per l'incontrastabile bellezza dei
suoi disegni, conteso dalle maggiori case produttrici, il signor Araki, dopo
avermi dato appuntamento per "qualsiasi momento in cui le va bene, basta
che mi telefoni quando arriva in stazione", è venuto a prendermi in
bicicletta sino alla suddetta stazione, e poi mi ci ha pure riaccompagnato al
termine dell'intervista. La caratteristica che i suoi collaboratori gli
riconoscono, oltre naturalmente all'incredibile bellezza del segno, è
l'inflessibilità e la durezza del lavoro. Un ritratto che non sembra proprio
addirsi allo Shingo Araki che questa intervista presenta. Cinquantaquattrenne
dal viso di quarantenne, parla sempre col sorriso sulle labbra e dagli occhi
sprigiona un'incredibile energia. La Araki Production, il suo studio, è
composto, oltre a lui e alla sua collaboratrice Michi Himeno (un altro nome
notissimo nel mondo dell'animazione giapponese) da una decina di assistenti, tra
i quali quattro donne, tutti sorprendentemente giovani.
Nato il 1 Gennaio del 1939 a Nagoya,
capoluogo della prefettura di Aichi, a 18 anni esordisce come fumettista nella
rivista locale "Machi" (Città), edita dalla Central Bunko e destinata
ai kashibon (prestalibri, bookrental), e vince il premio come migliore nuova
promessa.
Dopo aver pubblicato circa 60 fumetti, con
un ritmo produttivo di 40-50 tavole al mese, a 26 entra come animatore alla
Mushi Production distinguendosi tanto che in pochi mesi gli sono affidate alcune
regie. Nel 1967 dà vita al Gruppo Jakard, una schiera di valenti disegnatori e
animatori nata in seno alla Mushi, e che per questa si occupa di Ahita no Jo (Jo
verso il domani, da noi Rocky Joe, 1970, 79 ep.) e, per la Tokyo Movie, di
Kyojin no hoshi (La stella dei Giants, in Italia Tommy la stella dei Giants,
1969, 181 ep.). Il suo tratto incredibilmente preciso, dolce e aggressivo allo
stesso tempo, comincia ad attirare su di lui gli occhi dei fan. Lasciata la
Mushi, crea con un amico lo Studio Z, che vive due soli anni (dal '71 al '73) e
si lega soprattutto con la Toei Doga, occupandosi tra l'altro di Debiruman (Devilman,
1972, Toei Doga, 39 ep.)..
Babiru nisei (Babil Junior, 39 ep.), una
serie che in Giappone è diventata oggetto di culto e che è tuttora molto
popolare. La stessa Himeno ci dichiara: "Dopo essermi diplomata a un
istituto d'arte, ho cominciato a collaborare col signor Araki. Da piccola rimasi
scioccata dalla bellezza delle immagini e dalla dinamicità di Babil Junior,
perciò decisi sin dall'inizio che avrei dovuto lavorare con lui.".
I due successi che seguirono Babil a ruota,
Kyuti Hani (Cutie Honey, 1973, Toei Doga, 25 ep.) e Majokko Meguchan (La
maghetta Meg, in Italia Bia la Sfida della magia, 1974, Toei Doga, 78 ep.)
segnano la sua consacrazione a miglior disegnatore di cartoni animati televisivi
dell'arcipelago. Ma i veri capolavori di Araki sono ancora lì da venire: nel
1975 fonda la Araki Production, assumendo la giovane Himeno. "Da lei"
racconta "ho imparato ad abbandonare definitivamente il tratto rude di Joe
e Babil, per affinarlo e pulirlo sempre più come avevo cominciato a fare a
partire da Meg e Cutie Honey". Da quel momento, il marchio Araki Production
comincia a significare Araki+Himeno, un duo che subito sforna Yufo robo
Gurendaiza (Ufo robot Grendaiza, in Italia Atlas UFO Robot, 1975, Toei Doga 74
ep.) e Wakusei robo Dangado Esu (Robot planetario Danguard Ace, 1977, Toei Doga,
56 ep.), serie quest'ultima che ha goduto in Giappone di un successo
straordinario anche grazie all'idea di introdurre tra i cattivi il personaggio
del bellissimo Harchen (in Italia, Archen), direttamente ripresa poi in Gundam
con Char.
Due anni più tardi la Tokyo Movie Shinsha
affida al suo studio la realizzazione dell'intera serie di Berasaiyu no bara (La
rosa di Versaillers, in Italia Lady Oscar, 1979, 40 ep.) e, nonostante l'anime
ottenga in patria un successo più limitato rispetto a Grendaiza e Danguard, ha
l'effetto di far conoscere appieno le incredibili potenzialità del della Araki
Production. Di norma, Araki si occupa dei personaggi maschili e la Himeno di
quelli femminili. Quanto a Oscar, così come Hana no ko Run Run (Lun Lun, la
bambina dei fiori, in Italia Lulù l'angelo dei fiori, 1979, Toei Doga, 50 ep.),
deve molto pià alla mano della Himeno che non ad Araki.
Berusaiyu no bara ha l'effeto di render
noto Araki presso gli esperti del mondo dell'animazione francese, e per alcuni
anni egli si occuperà solo di coproduzioni franconipponiche in cui il suo
disegno assume forme curiose e spesso irriconoscibili per adattarsi ai parametri
europei di rappresentazione di un personaggio a cartoni animati. Unica
caratteristica dello stile di Araki che permane immutata è la bellezza
incredibile del tratto. Yurishizu 31 (Ulysses 31, da noi Ulisse 31, 1980, DIC/TMS,
12 ep.) ottiene uno strepitoso successo oltralpe e dopo alcuni anni viene
trasmesso anche in Giappone per soddisfare le insistenti richieste dei fan di
Araki.
Da cosa nasce cosa, e nell'arco di un paio
d'anni partecipa ad oltre tre coproduzioni: Rupan hachisei (Lupin VIII, 1981, 8
ep.), Shanson Nono (Chanson Nono, 1982)e Gajetto keibu (L'ispettore Gadget,
1982).
Ritornato a collaborare con case
giapponesi, principalmente Toei Doga e Tokyo Movie Shinsha, si occupa con la
prima dei grandissimi successi Mugenkido SSX (l'orbita infinita SSX, in Italia
Capitan Harlock II, 1982, Toei Doga per Tokyu, 22 ep.) e Ai shite naito
(Baciami, mio cavaliere, in Italia Kiss me Licia, 1983, Toei Doga, 42 ep.),
oltre che Tongariboshi no Memuru (Memole dal cappuccio, da noi Memole Dolce
Memole, 1984, Toei Doga, 50 ep.), Hai Suteppujin (Eccoi, Stepjun, in Italia Juni
peperina inventatutto, 1985, Toei Doga, 45 ep.) e Meipututaun monogatari (I
racconti di Mapletown, 1986, Toei Doga, 52 ep.); per la seconda, riprendendo lo
stile di Lupin VIII lavora alla terza serie di Rupan sansei (Lupin III, 1984,
TMS, 50 ep.) e al layout di Kyattsu Ai I (Cat's Eye, in Italia Occhi di Gatto,
1983, TMS, 36 ep.) e II (1984, TMS, 37 ep.).
Dopo altre coproduzioni, questa volta con
l'America, in cui il suo stile viene offuscato dalla necessità di adattarsi a
rozzi disegni americani (uno per tutti, G.I. Joe), dal 1986 produce quello che
è considerato il suo capolavoro e un sunto di tutte le sue molteplici
esperienze di disegnatore, Seinto Seiya (Saint Seiya, Toei Doga, 114 ep.)
realizzando anche i quattro film per il cinema.
Recentemente si è occupato della
trasposizione in OAV di un altro personaggio di Masami Kurumada, Fuma no Kojiro
(Kojiro dei Fuma), lunga saga a cui ha posto termine lo scorso inverno con Funa
Hanranhen (Il capitolo della rivolta dei Fuma). Contemporaneamente ha curato il
character design della serie televisiva di Sangokushi e del nuovo Babil Junior,
tornato lo scorso anno (1992) in una fortunatissima serie di OAV. Infine, in
questi giorni si sta occupando della preparazione di una nuova coproduzione
italogiapponese realizzata dalla Toei Doga e sul cui contenuto vige ancora il
top-secret (appena si avranno delle notizie concrete, saremo i primi a
informarvi, perciò occhio alle news!). Ma ultimamente la sua attenzione, come
ci rivela nell'intervista, è rivolta al mondo delle illustrazioni e della
grafica per videogame: assieme a Michi Himeno sta infatti curando le tavole di
un racconto serializzato nel periodico "Corocoro Comics" (Shogakukan)
e, soprattutto, è impegnatissimo nel progetto del videogame Burai.
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